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Correva l'anno 990 dopo Cristo. La storia narra che l’abate Sigerico, ordinato vescovo di Canterbury, appunto, dal Papa Giovanni XV, da cui si era recato in visita, avesse con sé un diario in cui andava annotando e descrivendo le 79 tappe percorse viaggio di ritorno in Inghilterra, ovvero i luoghi dove si era fermato a pernottare. Le annotazioni di questo illustre pellegrino vengono tutt'ora considerate la fonte più autorevole per ricostruire il percorso “filologico” della Francigena, cioè quello più fedele a testi e documenti storici.

Come si legge sul sito ufficiale, infatti, non è possibile identificarne il “vero” tracciato, semplicemente perché non è mai esistitodopo la caduta dell'Impero romano, le grandi strade non vennero più usate e nei vari territori si moltiplicarono sentieri e piste, che variavano spesso per cause naturali, nuovi confini geopolitici o presenza di briganti, ma che tendevano a riunirsi e convergere nei passaggi obbligati (per esempio per l'attraversamento di un fiume) o presso gli abitati dove ci si fermava a mangiare e dormire. Fu così che alcuni luoghi ora appartenenti al Comune di Fucecchio entrarono a far parte dell'itinerario del vescovo di Canterbury.

La Via Francigena e Fucecchio

Col passare del tempo, la Francigena accrebbe sempre più la sua importanza, divenendo anche il fulcro di intensi scambi e commerci, oltre ad essere utilizzata da numerosi eserciti nei loro spostamenti. Fucecchio, che a questa via di pellegrinaggio deve parte del suo primo sviluppo, rientrava in quella parte di percorso che, dopo aver toccato Lucca e Altopascio, si addentrava nei boschi delle Cerbaie e superava l'Arno per proseguire, poi, in direzione di Siena e dei territori laziali.

Nelle note manoscritte di Sigerico relative all'attraversamento dell'Arno, si trovano sia "Arne Blanca" che "Aqua Nigra", rispettivamente le tappe 23 e 24 del viaggio di ritorno in Inghilterra: esse fanno riferimento all'odierna Fucecchio e al passaggio a Ponte a Cappiano. Informazioni più precise si ritrovano nel testo introduttivo della Rete museale del Valdarno di sotto, dove si legge:

Per l’attraversamento del Valdarno la via Francigena, lasciato il centro ospitaliero di Altopascio, si addentrava nei boschi delle colline delle Cerbaie, unico percorso possibile per evitare le aree umide del padule di Bientina a ovest, e di quello di Fucecchio a est. In posizione baricentrica nelle Cerbaie, Galleno, citato da Filippo Augusto di Francia di ritorno dalla terza crociata (1191), costituiva un punto di appoggio alla strada. Più a sud, il percorso transitava presso i piccoli ospedali di Santa Trinita di Cerbaia (fondato nel XII secolo) e di Malatia, noto dal XIII secolo. Da questo punto sono distinguibili due direttrici, una più antica che attraversava il fiume Usciana a Cappiano, forse l’Arno Nero citato dall’abate di Thingor (1151-1154) e da Filippo di Francia. Percorreva poi la pianura, lungo una via che con tutta probabilità traeva origine dalle sistemazioni agrarie centuriate d’età augustea, e non a caso stabilito come confine tra le comunità di Fucecchio e Santa Croce. Più tardi, alla fine del XIII secolo, tale percorso venne modificato sdoppiandolo in due tronchi: uno rettilineo diretto a Fucecchio, l’altro verso il ponte di Rosaiolo sull’Usciana. In ogni caso, si raggiungeva poi il passo d’Arno controllato dal castello cadolingio di Salamarzana, origine del comune di Fucecchio. Il successivo percorso doveva dirigersi verso l’attuale località Roffia e giungere poi al borgo di Vico Vallari (San Genesio), citato da Sigerico (990-994) e da Filippo Augusto (1191), per poi inoltrarsi nella Valdelsa.

Ultima modifica: mercoledì, 03 giugno 2026

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